Barbara Duran

“Se stendo le braccia intorno e mi domando dove sono le mie dita – ecco, ho tracciato lo spazio che basta a un pittore.”

Willem de Kooning 

Barbara Duran

Nata a Roma da una famiglia cosmopolita, Barbara Duran è artista, pittrice contemporanea e videomaker. Ha iniziato ad esporre nei primi anni ’90, in mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Il suo lavoro è attualmente esposto in collezioni private e pubbliche, in Italia, Francia, Grecia e altri paesi.

È direttore artistico di Studio Urbana, spazio indipendente di produzione culturale, fondato nel 2007, nel cuore di Roma, dedicato all’arte.

Presso lo Studio Urbana, Duran ha curato mostre personali e collettive, collaborando con istituzioni e altre gallerie d’arte e ha creato e pubblicato diverse edizioni d’arte.

Sul lavoro di Duran hanno scritto molti stimati intellettuali e artisti. Tra gli altri:  

  • Domenico Guzzi
  • Maria Teresa Benedetti
  • Ignazio Venafro
  • Ruggero Savinio
  • Annalisa Alleva
  • Renato Miracco
  • Benedetta D’Ettorre
  • Silvia Savoca
  • Ornella Fazzina
  • Marco di Capua
  • Teresa Macrì
  • Lele Luzzati
  • Marco Bechis
  • Gaston Troiano
  • Anna Gioioso
  • Patrizia de Rachewiltz
  • Massimo Nicotra
  • Marc Higonnet
  • Anna Pintus
  • Amerigo de Agostini
  • Antonio Sammartano
  • Darine Rajhi
  • Simona Cirelli
  • M. A. Hernando Ibáñez
  • Francesca Campli
  • Silvana Lazzarino
  • Carla Guidi
  • Manuela Vaccarone
  • Enrico Morellli
  • Valeria Arnaldi
  • Daniela di Monaco
  • Stefania Severi
barbara duran in her atelier

Mostre Personali

OPERE

Mostre Collettive

OPERE

White Duran Project

Il mio progetto WHITE è nato in una sera d’inverno, nel mio studio di campagna, quasi cinque anni fa. La prima opera realizzata fu La Grande Mére, colei che dà vita a tutte le creature, simbolo di forza e fertilità, nel suo senso più ampio e profondo. L’archetipo ancestrale per eccellenza e tra le figure più rappresentate nella storia dell’arte e dell’umanità. Scopri…

Su Duran

Rolando Cullucini Rolando Cullucini

Visitando lo studio di Barbara Duran si scoprono, accatastate, pesanti strutture di legno, dritte contro le pareti, in attesa: sono vecchie porte grezze, o grezze con vernice ingiallita e pesano come vecchi legni che hanno assorbito le ingiurie dell'umidità e il fuoco del sole. Stanno ammassate sul muro, si sostengono pesando su se stesse. Aspettano che Barbara disegni con ossidi morbidi e impasti bianchi, grandi figure vive, trasparenze evanescenti, blocchi di materia.

Francesca Campli Francesca Campli

Proprio come una "storyteller"" Barbara Duran riporta le esperienze che vive in prima persona e che ritrova in altri, diversi da lei, ma nei confronti dei quali rivendica una profonda empatia, un sentimento troppo spesso accantonato e dimenticato. Questo è l'atto politico che si rivela attraverso le sue opere. Ricordi intimi che si manifestano come visione collettiva: è questo il suo punto di arrivo, una riflessione che si ritrova espresso nelle sue tele vaporose ed eteree.

Renato Miracco Renato Miracco

Credo che un vero artista sia colui che traduce un insieme di immagini in sensazioni. L'artista-sciamano è colui che trasforma un'immagine in un idolo, trasportandola dal "territorio dell'incontrollabile" al "territorio della certezza". Le immagini-mondo contenute nelle opere di Duran ne sono la prova.

Domenico Guzzi Domenico Guzzi

L'interesse fondamentale di Duran non è quello di puntare alle ragioni della narrazione, ma di diventare la pittura della narrazione. Ed ecco la sua elaborazione della materia; la concezione degli spazi, le stabilità composite. Osservando gli accenti armoniosi di luci e ombre, vediamo come le intenzioni "volumetriche" determinino la fisicità di un corpo. Pennellate, spesso amare, che scivolano su un supporto di legno che assorbe il colore.

Ignazio Venafro Ignazio Venafro

Si tratta di un'opera inquieta di ordine imposto, che allo stesso tempo libera sensi e strutture che coprono l'immagine attuale, una porta che lascia passare un sospiro, un biancore del suono, intrecciando sottilmente icone che cadono in un silenzio opaco, come apparizioni liquefatte...